Tecnica di coltivazione del grano saraceno

campo grano saraceno

Il grano saraceno è una pianta molto sensibile al freddo (temperatura minima +6°c); teme le gelate tardive e i freddi autunnali precoci, ma per la sua rapidità di sviluppo riesce a trarre profitto dalle limitate stagioni calde delle regioni alpine dove è maggiormente coltivato.

Fagopyrum esculentum si sviluppa prevalentemente in terreni freschi, adattandosi a quelli acidi, ma mal sopporta i terreni argillosi e umidi.

Nel Nord Europa è spesso una coltura principale mentre in Italia è considerata una pianta intercalare e viene seminato dopo la raccolta del frumento o della segale.

Il grano saraceno viene coltivato principalmente per la produzione di frutti e secondariamente come pianta foraggifera e le sue foglie sono utilizzate in diversi paesi come fonte per l'estrazione del flavonoide rutina.

Semina del grano saraceno

Nelle zone a clima continentale, la semina deve essere effettuata a primavera inoltrata, tra aprile e maggio in base all'altitudine, non appena è terminato il rischio di gelate tardive e la temperatura ha raggiunto almeno gli 8° C. Può essere eseguita a spaglio, e in tal caso la quantità di seme per ettaro è di 60-70 Kg; o mediante una seminatrice a righe distanziate tra loro di 15-25 cm, nel qual caso la quantità è 40-50 Kg. La profondità di semina varia dai 3 ai 5 cm.

I semi possono essere reperiti abbastanza facilmente presso i rivenditori di articoli per giardinaggio oppure acquistati online [controlla prezzo e disponibilità]. Dopo averli distribuiti in maniera uniforme, è necessario eseguire una leggera erpicatura per ricoprire il seme.

Prima della semina, il terreno deve essere ben concimato e arato in superficie. Per quanto Fagopyrum esculentum riesca ad utilizzare al meglio i composti fosforici del terreno, difficilmente accessibili ai cereali, si avvantaggia molto delle concimazione fosfoazotate.

Durante il periodo di accrescimento la pianta non necessita di nessuna pratica colturale specifica; le cure sono limitate a scerbature iniziali.

Maturazione del grano saraceno

La maturazione degli acheni è scalare; le piante si raccolgono verso la fine di settembre e i primi di ottobre, quando la maggior parte del raccolto è maturo. Le piante vengono raccolte e con esse si formano dei piccoli covoni che si lasciano essiccare 8-10 giorni affinché possa avvenire la maturazione completa dei semi. Il grano viene poi raccolto in apposite coperte in canapa filata e quindi avviene la battitura. I frutti, raccolti e puliti, vengono poi macinati.

Si ottiene così una farina, spesso di colore scuro per la presenza di residui dell'achenio, che trova impiego nell'alimentazione, spesso in miscela con mais e frumento. I sottoprodotti della macinazione possono invece servire per l'alimentazione degli animali (Tassinari, 1984).

Con le moderne tecniche, per la macinazione vengono utilizzate due ruote (macine) orizzontali, una fissa e una mobile o entrambe mobili, fatte di pietra, acciaio o materiale plastico. La distanza tra le macine dipende dalle dimensioni della granella che si vuole ottenere. I semi vengono decorticati senza aver prima subito una cottura o un trattamento idrotermico. Con questa tecnica la percentuale di grani che si riescono a ripulire non è molto alta (40-50%, ma nei casi peggiori anche 10-20%) sia per la durezza dei tegumenti, che per la fragilità dei semi non precedentemente trattati. La granella non decorticata e i semi rotti possono comunque essere successivamente macinati per ottenere la farina (Ghilotti, 2003).

Tecnica di coltivazione del grano saraceno

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